Sul campo, ci si imbatte regolarmente in fosse settiche installate negli anni ’60 di cui nessuno conosce il tracciato esatto. Nessuna pianta negli archivi comunali, nessun pozzetto visibile in superficie, e una tubazione in fibrocemento che passa sotto il prato senza che si sappia dove arrivi. Comprendere lo schema di una fossa settica di quest’epoca è il primo passo prima di qualsiasi intervento, che si tratti di uno svuotamento, di una diagnosi SPANC o di un progetto di messa a norma.
Materiali e progettazione delle fosse settiche anni 1960
Le fosse di questo periodo non assomigliano ai serbatoi in polietilene che si installano oggi. Si trovano principalmente opere murarie in blocchi, a volte in calcestruzzo gettato in loco, con un rivestimento impermeabilizzante interno che si è spesso degradato. Alcune installazioni utilizzano tubi in cemento impilati.
Il problema ricorrente è la porosità. Dopo più di sessant’anni, le giunture tra i blocchi lasciano filtrare le acque reflue nel terreno, il che compromette il funzionamento del dispositivo e contamina le falde superficiali. Quando si effettua un sondaggio intorno al serbatoio, si individuano frequentemente zone di terreno saturo che non hanno nulla a che fare con l’irrigazione prevista.
La geometria differisce anche dalle fosse moderne. In queste installazioni antiche, il serbatoio è spesso rettangolare, a volte diviso in due compartimenti da una parete sifonata in calcestruzzo. La profondità varia molto a seconda del terreno e delle abitudini del muratore dell’epoca. Per ritrovare lo schema di una fossa settica 1960 quando non esiste alcun documento, si procede con sondaggi nel terreno e passaggi di telecamera nelle tubazioni.

Circuito delle acque in una fossa settica degli anni 1960
Il punto fondamentale da ricordare: una fossa settica antica tratta solo le acque nere, cioè esclusivamente le acque dei servizi igienici. Le acque domestiche (cucina, bagno, lavatrice) andavano in una rete separata, spesso verso un pozzetto o direttamente in un fossato.
Il percorso delle acque nere segue un percorso semplice:
- Le acque arrivano tramite una tubazione d’ingresso, generalmente in fibrocemento o in arenaria, con una leggera pendenza verso il serbatoio.
- Nel primo compartimento, le sostanze solide si depositano sul fondo sotto forma di fanghi. I grassi e gli elementi leggeri risalgono in superficie per formare una crosta.
- La parete sifonata (quando esiste) lascia passare le acque intermedie verso un secondo compartimento, dove la decantazione continua.
- Le acque chiarificate escono tramite una tubazione di uscita, dirette verso un’irrigazione sotterranea o, in molti casi, verso uno scarico superficiale non conforme.
La fermentazione anaerobica avviene naturalmente nel serbatoio: i batteri degradano una parte delle sostanze organiche in assenza di ossigeno. Questo processo genera gas (metano, idrogeno solforato) che devono essere evacuati tramite una ventilazione. Nelle installazioni degli anni ’60, la ventilazione è spesso assente o ostruita, il che provoca odori e accelera la corrosione del calcestruzzo.
Diagnosi SPANC e fosse antiche: cosa è cambiato di recente
Dal 2009, l’installazione di fosse settiche (solo acque nere) non è più autorizzata per le nuove costruzioni. Solo le fosse tutte acque, che raccolgono tutte le acque reflue domestiche, sono conformi alla normativa.
Per i proprietari di una casa antica, la situazione si complica. Il SPANC (Servizio Pubblico di Fognatura Non Collettiva) effettua controlli periodici, e la tendenza dal 2024 va chiaramente verso un inasprimento delle frequenze. Diverse amministrazioni hanno ridotto il ciclo di controllo, passando a volte da otto anni a quattro anni nelle zone sensibili. La cadenza massima nazionale tende a avvicinarsi a sei anni per il controllo del buon funzionamento, dove il limite di dieci anni era a lungo il riferimento.
In caso di vendita, è obbligatoria una diagnosi di fognatura di meno di tre anni. Se l’installazione è dichiarata non conforme, l’acquirente ha un anno dopo la firma per effettuare i lavori di messa a norma. Il costo e la complessità dipendono dal terreno, dall’accessibilità e dal tipo di sistema scelto (fossa tutte acque con irrigazione, micro-stazione, filtro compatto).
Studio del terreno preliminare: un obbligo spesso ignorato
Prima di qualsiasi sostituzione, è richiesto uno studio del terreno (studio a livello del lotto) per determinare la permeabilità del terreno e dimensionare correttamente il sistema di fognatura. Su terreni argillosi, comuni in alcune regioni, l’irrigazione classica è a volte impossibile, il che orienta verso soluzioni compatte come la micro-stazione di depurazione.
I feedback variano su questo punto, ma si osserva che gli studi del terreno effettuati successivamente rivelano regolarmente incompatibilità con il sistema antico: la fossa degli anni ’60 funzionava su un terreno che non avrebbe mai dovuto ricevere un’irrigazione.

Manutenzione e segnali di allerta su una vecchia fossa settica
Anche se è prevista una messa a norma a lungo termine, mantenere una fossa antica in stato di funzionamento è necessario per evitare rigurgiti e inquinamento del suolo.
Lo svuotamento deve avvenire quando i fanghi raggiungono circa la metà del volume del serbatoio. Su un’installazione degli anni ’60 di piccola capacità, ciò può avvenire più spesso di quanto si pensi. Non versare mai eccesso di candeggina, solventi o salviette nella rete: questi prodotti distruggono i batteri responsabili della fermentazione e ostruiscono le tubazioni.
Diversi segnali devono allertare:
- Odori persistenti intorno alla fossa o in casa, segno di una ventilazione difettosa o di un serbatoio saturo.
- Rigurgiti nei servizi igienici o nelle tubazioni basse.
- Una vegetazione anormalmente verde o densa sopra l’irrigazione, che indica un risalita di effluenti.
- Acqua stagnante in superficie nel campo di irrigazione.
Quando si individuano questi sintomi su una fossa di oltre sessant’anni, la questione non è generalmente più quella di riparare, ma di pianificare la sostituzione con un sistema conforme alla normativa attuale in materia di fognatura non collettiva.



